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LA FILOSOFIA DEL RESTAURO

Consiste nella strategia adottata per portare a compimento il restauro dell'ultimo
grande yacht appartenente ancora "all'epoca della grande vela" l'ultimo esistente al mondo che sia recuperabile.
L'idea di creare un progetto separato da ogni costrizione cantieristica potrebbe, in prima analisi, far pensare che sia stata perseguita la scelta in apparenza più economica, mentre a monte di questa soluzione vi e' un forte impegno affinché il progetto INVADER possa beneficiare dei migliori uomini possibili per ogni settore ed ad ogni fase dei lavori; si tratta quindi una ragione tecnico qualitativa. Questo in sintesi è il metodo più certo affinché il restauro possa alla fine risultare, in ogni sua parte, non ulteriormente perfettibile.
Per arrivare a questo "target" sarà importante non essere legati a una struttura cantieristica pesante e ritmata, ma riservarsi la facoltà di poter modulare in prima persona l'andamento dei lavori; con questa formula ci si può avvalere delle Imprese giudicate, per ogni settore, le più idonee e al contempo contare sulla loro prontezza di reazione e facilità d'adattamento ai ritmi, non sempre costanti, che un restauro così complesso prevede, essendo capaci di reagire di fronte agli imprevisti ed ai cambiamenti di planning.
L'area di rimessaggio fu individuata presso i Fratelli Bertolucci, in Via Petrarca a Viareggio, azienda con attività decennale, rinomata per l´esecuzione della carpenteria legno, con particolare riguardo al rivestimento dei ponti ed all'arredo.

SCAFO CARPENTERIA METALLICA

Il risanamento dello scafo ha preso più tempo del previsto sia per i delicati interventi sui madieri e costolatura, che per l'aver completamente ricostruito la struttura ed il fasciame nell'estrema parte poppiera, specchio di poppa incluso. Il rifacimento di questa parte è stata "in forse" fino all'ultimo, il fatto poi di aver scoperto d'essere di fronte ad una struttura riportata, non originale e di mediocre robustezza, ha fatto decidere per una soluzione radicale.
Su tutto il resto della struttura si è voluto operare in modo chirurgico: questo procedere, seppur lento, ha permesso, metro dopo metro, di mantenere la fedeltà della sagoma; non avendo d'altro canto alcun piano originale a disposizione, linee d'acqua o piano dei ferri, il solo criterio a seguire era ben questo, ciò però ha comportato il rilievo globale di tutto lo scafo seguito da altri di controllo settoriale prima della sagomatura delle ordinate, del taglio dei madieri ed infine della calandratura del fasciame.
È importante dire che, durante il restauro dello scafo, una meticolosa attenzione è stata dedicata al rispetto del suo esponente di carico: il fatto d'aver pesato lo scafo nudo al suo arrivo a Viareggio, così come la zavorra in cemento, via via che veniva estratta, ha garantito l'ottima precisione di questo dato.
Era importante, al termine di questa fase, essere sicuri di questo valore fondamentale per il giusto dosaggio e distribuzione di tutti i carichi successivi, affinché Invader mantenesse al varo la sua linea di dislocamento: si potrebbe dire che così come la fedeltà alla sagoma è stata seguita metro per metro, così il peso è stato controllato chilo per chilo.